Sorrisi alla stranezza di queste parole.

--Oimè--interruppe sospirando--per quanto vi paia esagerato il mio dire, non è che troppo vero--e il cielo tolga che voi stesso ne facciate esperienza, poichè ripensando forse a questo vecchio che vi parla, vi farete persuaso come nella vita non vi abbia altro di generoso e di nobile, che la fede balda ed ingenua dei primi anni.

E siccome io non rispondeva.

--M'inganno, aggiunse. V'ha un'altra ora nella vita, sublime per magnanimi pensamenti, per generoso affrettarsi del cuore--l'ora che precede la morte.

Io non sorrisi più. V'era nelle sue parole tale un'impronta di solennità; spirava dal suo volto tanta fermezza di convinzione, che rimasi come sbigottito, e per un istante vidi crollare nel mio seno l'altare che vi aveva eretto alla vecchiaia. Ma più che l'argomento del suo dire, aveami cercato il cuore l'amarezza mista di rassegnazione che lo componeva a mestizia così profonda. Con quell'istinto che fa vaghi dell'ignoto, io cercava di risalire alla causa misteriosa. Mi pareva che se io avessi conosciute gli episodii, le traversie, fors'anco le colpe di quell'uomo, avrei aperto uno spiraglio di luce nella tenebra immensa del cuore umano.

Da quel punto fin presso a V.... grave silenzio. Io sentiva che l'ora della separazione si avvicinava, nè sapeva rassegnarmi a questo pensiero. Un presentimento dicevami che non avrei più riveduto quell'uomo, che il nostro addio sarebbe stato l'ultimo.

--Abitate voi a V...? chiesi trepidante.

--Poco lungi. Dietro quel castello in rovina, che vedete laggiù, v'ha una casa oscura e modesta. Ivi una famiglia di alani, accosciata a piè d'un antico focolare, attende impensierita il ritorno del vecchio amico.

Disse queste parole con dolcezza--poi si fe' taciturno.

--Siete voi dunque solo?