--È vero--mi correva sulle labbra. Ma non lo dissi. Il mio sguardo s'era arrestato sovra quel povero animale. Avea gli occhietti velati, il becco semiaperto, e ne colava una leggiera striscia di sangue--un istante ancora, e gli ultimi nodi che lo legano alla vita saranno spezzati.... "Ahi! era tutto per essa!"--esclamai con mestizia. Affannoso pensiero! E che monta egli che sia la vita d'un uomo o quello di un bruco? Lascia l'uno cittadi e castella, l'altro il musco ospitale. La vita poneva fra di loro un abisso--la morte, questa grande uguaglianza, segnerà negli eterni libri del tempo non più che due esistenze distrutte.

* * * * *

Avevamo ripreso la via postale, e ci affrettavamo verso M***.

Io pensava alle brune chiome d'Ortensia, ai suoi sguardi per languidezza lucenti, al suo corpiccino di vespa, alle movenze incantevoli onde s'abbellivano le sue forme leggiadre.

--Ed oserò io comparire innanzi ad Ortensia in quest'arnese, e col carniere così sprovvisto? E questa lodoletta meschina potrà essa pagare la mia vanità di cacciatore? Peggio, s'io penso che non mi viene che una parte della gloria.

Augusto che non aveva ancora saputo darsi pace della nostra sorte tristissima, interruppe in quel mentre il corso dei miei pensieri; e ponendomi sottocchio un'altra volta la vittima:--"E non è a dire che i miei colpi fossero male aggiustati. Vè, Giorgio, l'ho colpita nel petto."

Per quanto io fossi poco sicuro dell'efficacia dei miei tiri, parevami--e forse io non errava--avessero anch'essi lanciato buone quadrella; però quanta tracotanza fosse nelle parole d'Augusto, e come dovesse ferirmi nel vivo, non dico. E più perchè gli era già un buon tratto che l'amor proprio mi veniva susurrando all'orecchio non so quali argomenti a persuadermi io, non altri, essere il feritore--ed era stato in sul credervi--e fors'anco se avessi trovato un giro di parole mellifluo, non avrei resistito alla tentazione di menarne vanto.

Ribattei ironicamente, lasciando parere non so se più la beffa o il dispetto.

Ma poi che di due che non hanno prove di quanto affermano, il primo ad affermare ha sempre il sopravvento, Augusto non si affannò punto; ma con un contegno in apparenza affabile, tentennò il capo e sorrise.

Se mai vi fu avversario potente, che ti si avvinghi mani e piedi, ti seduca, ti vinca, e volga in canzonatura la tua disfatta, gli è quel sorriso disdegnoso che provoca la lotta e palesa apertamente il disprezzo dell'inimico.