E la mia anima ne fu agitata. Avrei voluto che la mente m'avesse suggerito ancora uno dei suoi mille sofismi, e sarei stato senza pietà. Ma il dispetto soffocava in me la ragione, la quale è molto se, a non addoppiare la vittoria d'Augusto, mi concedeva la dissimulazione.
Ma in quel punto--e fu ventura--Febo ritornava ansante verso di noi; nè mai farmaco più potente o più opportuno poteva scendermi nel cuore a serenarlo.
ORTENSIA
Quando un figliuolo d'Adamo ha pagato il suo tributo al Dio delle foreste, ed ha fermato in mente di ritornarsene agli Dei Lari, la sola cosa che gli rimanga a fare è di volgere i tacchi e rimettersi sulla via. E dacchè egli lo abbia fatto, io giuro che non ha più altro desiderio che quello di arrivare.
Tale appunto il caso mio--nè aveva mosso ancora trenta passi, che già col pensiero io era giunto ad M** e ripartitone. Ma forse che una segreta malia mi attirava, però che io vi ritornassi più volte--e non una che ponessi colla mente il piede sulla soglia, e che non mi scontrassi alla prima con Ortensia.
Pace a quell'anima tapina che, rimontando la corrente degli anni, non possa arrestarsi a contemplare un viso di donna pallido ed affilato, un occhio profondo come gli abissi del mare, uno sguardo lungo e sereno come il raggio melanconico d'una stella lontana. E se v'ha chi, spossato dalla fatica, volga il pensiero alla mano candida ed ospitale d'una creatura sedicenne, e provando indistintamente le fitte del desiderio e dell'amore, e potendo lusingarsi d'essere atteso, non si senta crescere le ali alle piante, tal sia di lui.
Di tal guisa ragionando, acceleravo il passo. Se non che l'appetito ha buone gambe--e se l'amore va di trotto, egli cammina almeno almeno di galoppo. Augusto era al mio fianco a farne fede.
"Anche tu!" mi disse egli tra l'ansia e lo sbadiglio.
"Anch'io.
"Vorrei essere arrivato.