Qualche ora dopo contemplava sulla tolda quell'immenso anfiteatro di palazzi, e l'estrema punta del faro che veniva perdendosi ai miei occhi.
XX.
Rividi la mia patria. Benchè vi fossi andato quasi a malincuore, io vi aveva portato tuttavia le mie illusioni, pochi fiori scampati alla bufera; e però visitai tutte le reliquie delle mie memorie infantili, con quella religione severa con cui si visita un ossario di famiglia. Le memorie sono una parte di noi, perchè il passato è una parte della nostra vita. Contemplando i luoghi che ridestano le memorie del nostro passato, abbracciando d'uno sguardo solo tutta la tela della nostra esistenza, noi ricostruiamo in certa guisa il presente, completiamo la scienza di noi medesimi; scienza melanconica e difficile, perciocchè conoscere l'uomo non è altrimenti che conoscere le suo debolezze.
Io non dirò como avvenisse che, recatomi in Sardegna più per forza di contrasto che per desiderio, e con animo di ripartirne non più tardi di quindici giorni dopo, mi rimanessi invece poco meno di cinque anni, gironzando per città e per capanne, visitando rovine di secoli, dopo aver visitato le rovine della mia povera casa. Anche oggi ripensandoci, io non so dirlo a me stesso.
Né vorrò farne colpa a te, Elena, bionda e leggiadra creatura, a te così ricca di lusinghe e così avara d'affetto; però che come io ti ho perdonato le lagrime che mi hai fatto versare, se tu fosti causa che io sprecassi i più begli anni della mia giovinezza amandoti senza frutto, vivendo in una terra che non amavo più, ed in una inazione che tarpava il mio ingegno, anche questo ti perdono. E so che, malgrado la fatuità onde sei vestita, il tuo cuore è buono, e la leggierezza dei tuoi sedici anni può scusare il tradimento. Volgerà lungo giro di tempo senza che io ti rivegga; passerà forse tutta la mia vita; ma s'egli avvenga che il destino ci voglia ancora vicini, forse la vecchiaia farà ciò che non ha potuto fare la balda giovinezza: che le nostre anime s'intendano. Allora ragioneremo del passato dei novelli amori che ti attendono, del passato dei novelli amori che m'attendono--se pure mi spetta ancora alcuna parte di gioia nella vita--Così solitarii percorreremo il sentiero che sarà segnato agli ultimi nostri passi, tu appoggiata al mio braccio, io al mio bastone di quercia. E forse scendendo uniti nella tomba, tu mi bacierai sulla fronte, con più tiepida frenesia certamente, ma con più verità e con più sentimento che non ne ponesti nel primo tuo bacio.
XXI.
Ritornando a Milano dopo così lungo spazio dì tempo, il mio primo pensiero fu per Clelia e Raimondo. Due volte soltanto io avevo avuto loro notizie; l'una per lettera nei primi giorni che io mi trovavo in Sardegna, e l'altra ad intervallo di qualche mese da un giovine signore lombardo, venuto in Sardegna per diporto, che io incontrai nelle mie escursioni artistiche. Raimondo non sapendo ove dirigere le sue lettere, ed essendoglisi offerta l'occasione, si servì di questo mezzo per farmi dire che ritornassi presto, ch'egli aveva avuto una bambina, e ch'avevala battezzata Bianca, e ch'era più felice di prima. Quel signore lombardo s'era informato di me per qualche tempo senza frutto; e come avea saputo che io mi era recato a Quartu a poca distanza da Cagliari, ci era venuto anch'esso. Scrissi subito a Raimondo, ma dopo quel tempo non ebbi più risposta.
Così io giungeva a Milano coll'anima commossa; mi pareva d'accostarmi ad una buona amica che avessi abbandonato senza ragione, e mi tenesse il broncio.
--È finita--dissi, volgendo un'ultima volta il pensiero alla mia patria--tutta una tela di insidie alla mia debolezza hanno potuto tenermi ancora presso di te per tant'anni, ma il mio cuore ne è sempre rimasto lontano; tu non sei più che una tomba per me, la tomba dei miei cari. Però il mio pensiero volerà spesso fra le tue mura e i tuoi cipressi, o patria mìa; ma il cuore giammai, però che il cuore sfugge i sepolcri, però che il cuore è la vita.
In quello stesso giorno andai a far visita a Raimondo. Per via io era ebbro di gioia; accostandomi a quella casa dove avrei incontrato la felicità sotto le sembianze della pace domestica, il mio cuore accelerava i suoi battiti. Pensai alla cara sorpresa che io avrei fatto arrivando così alla sprovveduta, a quella bambina di tre anni che mi si sarebbe fatta incontro timorosa, alla serenità del volto leggiadro della mamma, e all'espressione di gioia severa che avrebbe animato gli occhi nerissimi di Raimondo.