--Sì, lo sono, voglio esserlo.... Dimmi che lo sono. Mi parrà d'esser più tua, di far parte di te, di penetrare di confondermi nella tua essenza.
Più spesso assumeva un fare serio e contegnoso, una gravità che contrastava bizzarramente colla freschezza delle sue guancie. In quei momenti non mi diceva parola e si mostrava assai distratta; pareva che fantasticasse prevenendo il futuro e che volesse far la mamma in sul serio; però se io mi fossi attentato a scherzare, ella mi avrebbe risposto che il tempo delle celie era passato, e che bisognava pensare da senno al nostro bambino.
--Puoi dire: la nostra creatura; le osservai un giorno sorridendo.
--Perchè?
--E che hai tu da sapere se sia un bambino o una bambina?
--E chi l'ha da sapere se non io? Ti dico che è un bambino.
--Ed io voglio che sia una bambina.
--Per l'appunto, no. Io voglio che sia un bambino e che ti assomigli; voglio che porti i baffi come tu li porti e il pastrano abbottonato sotto il mento, come te; e che cammini a passi gravi come tu fai. Non replicare, altrimenti vado in collera davvero.
Perchè non andasse in collera, me la strinsi al cuore teneramente."
"Malgrado i suoi pronostici e i suoi voleri assoluti, il bambino fu proprio una bambina, come io aveva desiderato.