Le domandai un giorno scherzando se fosse ancora gelosa di Eugenio; mi abbracciò e sorrise, ma non disse di no. A poco a poco non potè più riuscire a nascondermelo; me lo diceva francamente: l'affetto che io accordava ad Eugenio era rubato al nostro amore. Mi rimproverava di non amarla più come prima, di trascurarla come un tempo non avrei fatto.

Fui così sorpreso di questa rivelazione, che per un istante ne rimasi afflitto, e scesi dentro di me ad interrogarvi il mio cuore. La gelosia di Clelia era ingiusta; io sentiva d'amarla come l'aveva amata, più che non l'avessi amata; i due affetti vivevano concordi nel mio petto, nutriti dello stesso palpito, rinvigoriti l'uno dell'altro. Glielo dissi, e ne parve giubilante. Ma dopo alcuni giorni si rifece da capo ai suoi timori.

La donna vuole essere esclusiva nel suo amore; vuol dire a colui che ama: io sono tua, tutta tua; e poter dire al suo cuore: colui che amo è mio, di nessun altri, interamente ed esclusivamente mio. Quella creatura debole è paurosa di tutto; e di che temerebbe ella la poveretta, se non di colui che ama? Dappertutto ella vede un'insidia per rapirglielo; e ve lo dice: vorreste offendervi perchè ella vi ama troppo?

--Tu esci; non guarderai nessuno per via?...

--Nessuno, mi conosci.

--Lo so, tu sei buono; ma che vuoi? quelle donne che passano per la via sono così sfacciate, appiccano gli occhi sulla faccia a tutti i giovinotti; non è vero che sono sfacciate?

--Impertinenti....

--Ecco qui.... mi canzoni; ma ve n'è di così belle....

XXXV.

"Eugenio veniva sovente di buon mattino per andarne insieme a passeggiare lungo i bastioni dei platani. Egli amava la natura, e diceva sempre di volerla sorprendere appena desta; quelle passeggiale all'alba fecero assai bene alla mia mente, e rinnovarono le mie forze. Ma per Clelia erano un martirio; s'era fatta una legge di non farmene più rimprovero, ma io mi accorgeva ch'ella ne soffriva.