Quel sorriso meritava una risposta; le domandai dolcemente che cosa l'avesse commossa. Mi fè cenno della mano ascoltassi Eugenio. Ascoltai. E seppi allora come egli fosse stato assente a cagione dell'arte sua; e come un barone T... tedesco lo avesse chiamato presso di sè in una villa del Lago di Como per il ritratto d'una bambina morta. La piccina non aveva che tre anni ed era bella--Clelia aveva pensato a Bianca e s'era intenerita. Io stesso a quell'immagine melanconica mi sentii commuovere--se non che in quella udii nella camera prossima la voce argentina della nostra creatura. Ricambiai con Clelia uno sguardo d'intelligenza e il suo volto si rifece sereno."
XL.
"Da quel giorno non ebbi più a lamentarmi di Clelia.
La mia vita si completò come per incanto; v'era stata fino a quel punto nel mio cuore come un'amarezza dissimulata; la mia anima s'era tenuta vacillante fra il contraddire palesemente a Clelia e il fare offesa all'amicizia; oggi il nodo era stato sciolto; i miei affetti che s'erano guardati gelosi, si stringevano la mano; le due fiamme si riaccostavano, si confondevano in una sola.
Io pensai più volte con animo pacato a quell'antipatia che una comunione d'affetti fa spesso nascere fra due cuori egualmente buoni, egualmente dolci e sereni; a quella gelosia che la generosità di due anime grandi non sa vincere, e non seppi mai penetrare gli arcani divisamenti della Natura. I buoni ne piangono come di una calamità; gli scettici ne accusano la provvidenza--nessuno può scoprirne le fila misteriose.
Però io che ne aveva sofferto così a lungo, mi sentii rinascere l'ardore dei miei vent'anni inesorabilmente perduti, e mi abbandonai con trasporto al mio amore che era il mio culto. Oramai io poteva palesare apertamente l'animo mio, poteva schiudere i battiti del mio petto tanto tempo repressi; io era libero d'amare.
Clelia non s'imbronciava più se desideravo Eugenio, se m'accompagnavo spesso con lui. A poco a poco divise in qualche parte la mia gioia, se ne compiacque.
Quando egli veniva presso di noi, ella non lo vedeva più di mal occhio; non lo accusava più di volermi sottrarre all'amor suo. Non andò molto che si abituò tanto alla vista di lui, che se avveniva ch'egli mancasse al solito convegno, ne era dolente per me poco meno di me medesimo. In breve famigliarizzò con esso come con un amico d'infanzia.
Eugenio pareva felice di vedersi così bene accolto; ma tuttavia non diede mai segno d'essersi accorto che fosse avvenuto qualche mutamento nel nostro contegno verso di lui. Forse per delicatezza finissima non voleva lasciar parere, forse egli avea dimenticato il passato, o avea voluto dimenticarlo per smarrire un termine di confronto. Giammai però che io potessi andare più in là di queste vaghe supposizioni; giammai sguardo, gesto o parola che desse vita ad un sospetto o avvalorasse l'uno meglio dell'altro.
Passarono alcuni mesi in questa guisa. Una sera noi ci eravamo raccolti in questa camera senza sapere perchè; ragionammo d'arte un gran pezzo; a poco a poco fummo tratti a risollevare i veli delle nostre memorie.