—Bisogna trovarlo in prestito…
Il giovine tentenna il capo.
—La cambiale scade fra otto giorni.
—E fra otto giorni bisogna avere le cinquemila lire, e le avremo. Io sono ricca, così dicono tutti nel paese, non ho il babbo da un pezzo, e l'anno passato mi è morta anche la mamma, non mi rimane che lo zio, il tutore; domani egli sarà a Romanò, gli dirò tutto, gli farò giurare che terrà il segreto col signor Norberto…
A Donato balenano negli occhi la gratitudine e l'amore, ma lo sconforto lo vince di nuovo.
—È impossibile, non posso accettare…
—Perchè è superbo.
—Simile sagrifizio…
—Nessun sagrifizio!… Mio zio è di quella razza di zii che fa miracoli per accontentare le nipotine, non dirà di no; giurerà tutto quello che vorrò io, e piglierà le sue precauzioni per assicurare il mio denaro, andrà da un notaio se occorre, insomma farà le cose in regola. Ella non conosce mio zio, perchè da soli sei mesi ha comperato da queste parti la filanda; se lo conoscesse direbbe che è cosa fatta.
La mente di Donato assediano mille idee, mille fantasie; non sa che rispondere, e intanto fissa gli occhi attoniti negli occhi lucenti della fanciulla, la quale, non sospettosa, gli sorride.