—Non se ne parli altro, dice finalmente la giovinetta, è cosa fatta—e porge la mano al giovane che la piglia melanconicamente e la porta alle labbra sospirose.

Costanza lascia fare crollando il capo.

—Ed ora la mi dia quell'arme, soggiunge con accento di soave imperio.

Gli va dietro le spalle, gli toglie di mano la rivoltella con mille cautele, poi la impugna e domanda al giovine, che si è voltato e la guarda tuttavia sbigottito: «Così bisogna premere?»

Donato fa per pigliarle l'arme, ma la fanciulla lo allontana colla mano manca, protende la destra, tira indietro quanto può il corpo, chiude gli occhi e preme coraggiosamente il grilletto. Un colpo parte, poi un altro, ed un altro, e ad ognuno Costanza si tira indietro, serra le labbra, socchiude gli occhi e ride. Quando l'arma è del tutto scaricata, la restituisce, al giovane, e gli si attacca a braccetto.

Si avviano senza dir nulla; all'atto di uscir dal bosco, la fanciulla si ferma e dice a Donato: «Non ha detto che accetta la mia offerta, lo dica ora, perchè non se ne parlerà più.»

Allo studente di matematica par finalmente che torni proprio la rettorica; incomincia una frase, va fino a metà, si ferma…

—Ella ha fatto molto per me, dice finalmente balbettando, mi ha tratto da morte a vita, faccia di più…

—Che cosa? domanda Costanza sorridendo.

—Permetta che io la baci in fronte.