«Valente è in gran vena, dice Cosimo, vince ogni sera…

—Chi viene? dice un altro.

—Io!

—Io!

—Io!

Escono. Donato sa dove vanno, non si muove. Il demonio gli dice: «Bada bene, tu non devi più mettere il piede nella casa da gioco, non lasciarti sedurre dalla curiosità di assistere a quello spettacolo, non dire a te stesso che non vi è male alcuno…»

E Donato si leva, esce, e quando è sulla via pensa che tanto vale passeggiare da una parte o dall'altra, e quando arriva dinanzi alla nota casa, conchiude che sarebbe proprio una debolezza il non salire le scale e che egli si sente forte, e che non giocherà…

Eccolo nella sala da gioco, sdraiato sopra un divano in aria di suprema indifferenza.

Il fortunato Valente gioca e vince.

«Osserva, dice qualcuno vicino a Donato, anche stasera Valente ha cambiato posto; egli afferma che la fortuna è una pazzerella e fa il giro del tavoliere, e che tutta l'arte di vincere consiste nel saperla precedere d'un passo.