Valente ha vinto ancora, sono quattro volte che vince, perderà alla quinta… e Donato non sa che sia, ma crede proprio di sentire come un estro, come un'onda che lo invada, il buon vento famoso forse. Davvero, se ci è una giustizia, non può Valente conservare il baio che ha comperato con denaro non suo… Potrebbe rischiare poco, cinquanta lire sole… perdendo glie ne rimarrebbero trecento, e fuggirebbe… e se vincesse, oh! se vincesse!…
Eccolo innanzi al tavoliere…. gli tremano le gambe, gli batte il cuore.
Qual mano gli si posa sulla spalla a trattenerlo? Volta la faccia impallidita…. è il signor Asdrubale, col farsettone nero abbottonato da cima a fondo, col nodo della cravatta a sghimbescio, col sorriso bonario sulle labbra.
A Donato vengono in mente mille idee in un punto solo. Come mai il signor Asdrubale si trova nella casa da giuoco? E che gli vuole? E perchè lo trattiene? Lo ha dunque spiato? Ha forse avuto incarico di stargli alle costole per impedire una ricaduta? Oppure—la cosa è men bella, ma più verisimile—oppure il signor Asdrubale bazzica nelle case da gioco per ragioni di mestiere? Or gli torna in mente più vivo il negozio stretto poche ore prima; rifà i calcoli fatti e conchiude che le due anime di Cherubino Dolci e dell'ometto dal farsettone nero abbottonato non solamente si assomigliano alla lontana, ma fanno un paio magnifico…. Tutto ciò in un istante, tra due sorrisi ed una stretta di mano.
Il signor Asdrubale non lascia il suo giovine amico, lo tira con lieve violenza in disparte, sorridendogli sempre e guardandolo con sguardo d'amore, e finalmente gli dice:
«Ella voleva giocare, dica il vero; tanto io son pratico di queste faccende, ne avevo quasi un sospetto—e per questo sono venuto, glielo dico schietto, perchè, via, se ella ha da giocare ancora, non vedo perchè abbia da farmi torto.
Donato spalanca tutti e due gli occhi e non gli basta; quello che il signor Asdrubale tiene chiuso non sarebbe di troppo per vederci chiaro,
E l'altro prosegue a dire:
«Ho giocato anch'io, e gioco ancora qualche volta; se crede, può far prima la pace del suo debito; io non desidero di meglio. Le carte sono traditrici, ella potrebbe perdere con altri, e mi dorrebbe molto, molto.
Il giovine capisce l'allusione, e vorrebbe offendersene; e sebbene un sentimento di giustizia gli dica che il signor Asdrubale ha ragione, si prova a fare il viso arcigno; ma l'ometto non gli bada, gli sorride, lo trae con lieve violenza ad un tavolino, lo costringe a sedersi e gli siede dirimpetto, e finalmente domanda un mazzo di carte; tutto ciò con una bonarietà schietta, con maniere tra serie e burlesche che finiscono a far ridere il giovane.