Quanto poc'anzi era pauroso, altrettanto ora è arrischiato; l'intrepidezza della prima audacia è sempre poca cosa appetto dell'intrepidezza che succede allo sgomento; il signor Asdrubale dice di sapere dove e quando si fermerà, Donato invece non sa nulla, è sulla via della rovina (questo lo sospetta), ma è disposto a correre ad occhi chiusi. Il terribile gioco incomincia ora; finchè il magro taccuino dello studente di matematica stava di fronte a quello ben pasciuto dell'uomo di affari, il pericolo della scaramuccia era determinato e palese come la posta; or si acciuffano le cifre, si fa posta di parole, si fa battaglia campale di numeri.
Le carte passano da una mano all'altra, una volta, due, tre; ma il fante di picche è sempre fedele al signor Asdrubale. Ah! il brutto pensiero che attraversa la mente di Donato! si prova a respingerlo, scrolla il capo e getta indietro i capelli, ma quel pensiero buio non se ne va.
«Badi, dice l'avversario guardandolo fisso, il fante di picche quest'oggi mi vuol bene, scelga un'altra carta.
Donato si sente smascherato e si fa di porpora… ma che colpa ne ha egli se ha pensato male? Ne ha inteso dir tante! Vi è della gente così destra, dicono!… Il meno che possa fare per rattoppare il sospetto è di dichiarare, come dichiara:
«Nossignore, nel gioco bisogna essere ostinati…
Vince, si rianima, raddoppia, perde un'altra volta. Assolutamente il signor Asdrubale tiene la fortuna per le briglie e la mena come vuole.
«Accetto il suo consiglio, balbetta lo studente, scelgo l'asso di denari e raddoppio la posta.
L'ometto fa un cenno affermativo, e si curva a notare sul taccuino la nuova vincita. Si ridanno le carte… Amara beffa della sorte! Ecco Donato in contemplazione innanzi al fante di picche.
Pare al giovane che la carta fatale obbedisca ad un occulto nemico, che prima gli ha conteso la fortuna ed ora gli reca la beffa. La guarda intento, si sente voglia di stropicciarla, di morderla. Gli passano strane idee nella mente sbalordita, ha una visione; fissando l'occhio nel corpicciatolo meschino di quel fanticello, ci vede come una somiglianza di famiglia col suo avversario fortunato; se prova a levare il casco metallico all'uno, od a mettere un casco metallico all'altro, i due si confondono in un solo; hanno entrambi una faccetta asciutta e petulantella, ammiccano entrambi dell'occhio, ed il farsettone abbottonato dell'uno par tagliato dalla stessa mano che ha fatto il giustacuore nero dell'altro.
La visione, che va a poco a poco acquistando caratteri d'evidenza, è interrotta sul meglio da un'esclamazione del signor Asdrubale, il quale si ricorda d'aver viscere di misericordia, come tutti i giocatori fortunati, e compone il volto, i modi e l'accento ad una tenerezza compassionevole.