Così dicendo mi trassi in disparte come per invitarla ad inoltrarsi, e un minuto dopo ella era seduta al mio posto in faccia al camino, ed io non me ne andava.

La signora Nina non mi conosceva, ma io conoscevo benissimo la signora Nina; molte volte, dalla mia finestra posta sopra la sua, avevo studiato a memoria il colore dei suoi capelli sperando invano che ella mi desse occasione di apprendere il colore delle sue pupille; una volta l'avevo posta in fuga tossendo, e d'allora in poi non avevo mai più tossito alla finestra. Ora quelle manine candide, che avevo visto battere la solfa sul davanzale, tenevano le molle innanzi al camino, e quel volto, che era quasi tuttavia un mistero per me, mi si mostrava aperto.

Ah! la signora Nina era bella, o almeno mi piaceva tanto!

Vedendo che mi stavo ritto, mi fe' un cenno cortese; sedetti; aspettammo alcuni momenti in silenzio; nessuno veniva.

A poco a poco quel silenzio ci pesò, e per uscirne ella mi parlò di
Sulpicio, ed io le parlai di Concetta.

Quando seppe l'ufficio che io compiva dacchè avevo la fortuna d'essere il vicino dei due coniugi, la vedova sorrise lievemente. Che bel sorriso! Che magnifici denti!

«Quale disgrazia! uscì a dire poco dopo; passare cinquantacinque anni insieme senza riuscire ad intendersi!

—Debbe essere uno spasimo, osservai; ma in fondo si vogliono bene.

La vedova fe' una smorfietta e non rispose.

«Quei contrasti sono per essi come i venti che separano onda da onda e le avventano, per ritornarle, passata la burrasca, la superficie d'uno stesso mare. Non credo che due possano vivere insieme gran pezzo senza incollerire.