«Hai fatto benissimo, disse, troverai a Lecco qualcuno che ti vedrà volentieri,
—Non voglio veder nessuno, ho bevuto troppo a desinare… domani all'alba risalirò in cima al mio nido d'aquila.
—Fai bene, fai bene, disse Antonio.
—Incominciò allora l'ultima china, la più rapida e la più sassosa, fatta formidabile dalla oscurità della notte e dalla eccessiva luce del nostro cervello.
I sassi rotolavano innanzi a noi, e noi con essi, a precipizio, inciampando, senza poterci fermare…. Un quarto d'ora dopo eravamo sul piano di Lecco.
Il baritono si guardava intorno sospettoso finchè non fummo rientrati in casa: quivi sprigionò il suo più bel sorriso, senza riuscire a cancellare dalla faccia una certa espressione bizzarra d'impaccio.
«O m'inganno, gli disse Antonio, o l'aria di pianura comincia già a guastare la serenità del tuo animo.
—No, non mi pare, non mi pare…
Sulla tavola erano sparsi alcuni giornali teatrali, arrivati poco prima; il baritono ne ruppe le fascie con una indifferenza mal simulata e lesse a voce alta coli'aria di beffarsene le ultime scritture.
«To', il C… che va a Londra, e il V… che va al Cairo, e il B. che canta al Carcano.