Quando Toniotto, che era giunto fino alla camera attigua in punta di piedi, si vide tradito dagli speroni, pigliò bravamente il suo partito, cioè ripiombò sui tacchi, e fece il suo ingresso solenne. Era accigliato anche più del solito: stringeva fra le labbra una sigaretta spenta, e ci salutò virilmente con un cenno del capo.
— Come la va? — disse con maschio accento a suo fratello. — Buon giorno, dottore — soggiunse senza aspettare la risposta del convalescente, e mi strinse la mano con una forza che raramente s’incontra anche in chi ha raggiunto la massima virilità.
Solamente dopo tutte queste prove d’uno sviluppo precoce, si degnò di alzare gli occhi verso Concettina, la quale guardava nascostamente Orazio. Mi parve che Toniotto sospirasse, ma non lo potrei assicurare; a volte, quando un sigaro non tira od è spento, i fumatori fanno delle inspirazioni inutili che paiono sospiri.
— Le posso offrire una sigaretta? si affrettò a dirmi il mio giovinetto, vedendo che io lo guardava.
Accettai, ed egli, nel cavare di tasca la scatola del tabacco, ne fece cadere inavvertitamente una mezza pagnotta, che lo gettò in una gran confusione. Nondimeno, fece la mia sigaretta con due dita, ostinandosi a voler dar fiato alla sua, che era spenta, poi mi offrì un fiammifero, ed io accettai ogni cosa colla massima serietà.
— Concettina, tu permetti, non è vero? domandò Toniotto.
Concettina permetteva: Orazio, a cui il fumo del sigaro non poteva far male, permetteva anch’egli — ma il severo destino no. Toniotto aveva riacceso appena la sua sigaretta alla mia, aveva mandato all’aria forse due boccate di fumo, forse tre, non aveva fatto uscire il fumo dal naso che una volta sola, quando impallidì e si appoggiò al letto di suo fratello per non cadere.
— È il sigaro, disse Concettina; anche l’altra sera ti ha fatto male.
Ah! donna crudele, perchè dirlo? Perchè, così pronta a vedere i danni che fa una sigaretta semispenta, e tanto insensibile alla luce ed al calore del grande incendio scoppiato nel cuore d’un uomo? Un’occhiata di Toniotto alla cugina disse chiaramente tutto questo.
Quel giorno stesso, avendo incontrato babbo Brighi che ritornava dalla cascina coll’enorme cappellaccio calato sugli occhi, dopo essere uscito illeso da una stretta di mano, gli dissi: