— Babbo Brighi — chiesi in segreto al mio anfitrione prima d’andare a tavola — babbo Brighi, le facciamo queste nozze?
— Quali nozze? — mi rispose illuminandosi in volto e posandomi le mani sugli omeri con una dimestichezza insolita, come per assicurarsi un complice.
— Quelle di Orazio e di Concettina.
Spense subito tutta l’illuminazione, e mi lasciò andare per dirmi che non isperava più nulla.
Gli risposi che, al contrario, io sperava più che mai, che Orazio era solamente molto distratto e molto fantastico, e che, a parer mio, doveva essere innamorato senza saperlo. Conclusi che bisognava costringerlo a guardare nel proprio cuore.
— Cioè? — mi chiese babbo Brighi.
— Cioè, pigliarlo in disparte e parlargli chiaro: e questo tocca a lei.
Egli stette un po’ in pensiero, poi scrollando le larghe spalle, mi disse che preferiva sposarla lui. Quasi mi mancò il respiro. Tentai ad ogni modo il mio sogghigno scettico, ma vidi che vi si era preparato.
Concettina passò in quel mentre accanto alla mole enorme di suo zio, ed alzò gli occhi sereni a guardarlo senza paura nè sospetto; povera Concettina! forse perchè un segreto istinto le consigliava di placarlo. Ma non lo placò, tutt’altro, ed io vidi con una specie di terrore le grosse mani di babbo Brighi afferrare la testina bionda, e udii la sua voce rauca prometterle che un giorno o l’altro le avrebbe detto una cosa.
— Dimmela subito — insistè la fanciulla imprudente, ma babbo Brighi non era ancora ben preparato alla gran corbelleria, e si schermì con una risata.