Coraggio, e avanti! — Trovavo ogni tanto dei pastorelli che andavano su e giù rincorrendo i vitelli; essi avevano visto Orazio un momento prima, non poteva essere distante più di quattro passi, a sentir loro, ed io, tra credere e non credere, tiravo innanzi.

Un boscaiuolo mi assicurò che avrei trovato Orazio alla prima baita.

— Quanto è distante ancora la prima baita?

— Oh! quattro passi!

Coraggio, e avanti! Anche la prima baita fece come Orazio, continuando a precedermi di quattro passi, finchè ebbi perduta la speranza di raggiungerlo.

Quando meno me l’aspettavo, vidi la capannuccia. Allora mi arrestai ad asciugarmi il sudore, e mi volsi a guardare il panorama circostante. Era bello, ma me lo meritavo.

Trovandomi già abbastanza alto da lusingare quella specie di amor proprio misterioso che spinge l’uomo della pianura a farsi alpinista, incoraggiato ancora dall’ottica ingannatrice, si veniva formando nella mia testa un disprezzo sovrano di tutte le alture sottostanti; già non perdonavo ai colli perchè si danno le arie di montagne coi valligiani; ero invece indulgente colla pianura, perchè, se non altro, è pianura. Passata l’onda di questa compiacenza, incominciò l’ammirazione. Dal punto in cui mi trovavo, vedevo ai miei piedi un gran tratto della Valsassina, col verde dei suoi pascoli solcato qua e là da file di pioppi e di platani, poche case bianche sparse sui colli, poi Pasturo, colla sua chiesetta e il suo piccolo cimitero, e più giù la cascina di babbo Brighi che pareva un balocco.

Risalendo dalla parte opposta, non fermavo l’occhio sulle molte vette di poco conto che nella vallata hanno un nome; solo mi arrestavo a guardare da pari a pari le punte aspre del Resegone, incassate obliquamente nel mio orizzonte. Da un altro lato s’innalzava, superbo ancora nella sua bellezza selvaggia, il Monte Campione, che io chiamava volentieri la Grignetta, per distinguerlo dalla mia Grigna vera e propria. Stavo là immobile da cinque minuti forse, ripetendo, sebbene nessuno mi potesse sentire, che lo spettacolo era bello, bello, bello, e ricercando come uno smemorato qualche cosa in fondo alla vallata, quando una voce prolungata e robusta mi chiamò dall’alto così:

— Dottore... e... e... e...!

— Orazio! — gridai voltandomi.