— Ebbene? — mi chiese poco dopo — ha udito una specie di ronzio sordo?

— L’ho udito.

— Avvezzando l’orecchio, mi assicurò, si riesce a penetrarne anche l’intima essenza. Perchè vede, dottore, mentre i suoni della natura hanno tutti un ritmo sicuro e un’intonazione mal determinata, a cui manca quasi sempre un certo numero di vibrazioni per essere suoni perfetti, in questa gran voce del silenzio invece, il ritmo non c’è o non si riesce ad afferrarlo, ma l’intonazione è perfetta. Non pare anche a lei?

— Non me ne intendo, dichiarai umilmente; ma che cosa crede che sia il suono che abbiamo udito?

— Entriamo nel gran campo delle ipotesi, cominciò Orazio solennemente, e bisogna procedere per via di esclusioni. Mi era venuto in mente che potesse essere il risultato dei diversi rumori e suoni della natura; ma rifiutai quest’idea, riconoscendo che il silenzio non varia d’intensità durante la notte, e non cresce o scema col variare delle distanze dai centri rumorosi. Sulla cima della Grigna, per esempio, questo suono, invece d’indebolirsi, si fa più distinto.

Mi faceva compassione e dispetto; dicevo a me stesso che sarebbe stata una bella e buona cosa pigliarlo per un orecchio e condurlo così fino a Pasturo, al cospetto di Concettina. Egli, vedendosi guardato in faccia, pigliava animo a snocciolarmi tutte le corbellerie che gli erano passate per la testa. Erano molte, e fra le altre vi era questa: — quel suono poteva essere un bisbiglio dei germi del mondo spirituale, piccole animuccie vaganti nell’aria. E ci era quest’altra: — quel suono poteva essere un’eco dell’armonia delle sfere. Ma il concerto planetario e il coro dei nascituri non lo avevano contentato; Orazio aveva meditato sul grandioso segreto, e credeva d’averci messo il dito sopra.

— Sentiamo!

— Questo suono, mi disse abbassando la voce, questo suono che è indubitabile, ne conviene anche lei, dottore, questo suono che si sente in ogni ora e da per tutto, questa voce misteriosa del silenzio, non può essere altro che la vibrazione dell’atmosfera nei due movimenti di rotazione e di traslazione dello sferoide terrestre.

Io ebbi la forza di star serio, e ciò mi permise di apprendere il resto, cioè che il nostro sferoide vibra press’a poco in la. Orazio era ancora nel primo stadio della sua scoperta, aveva bisogno d’incoraggiamento, anche dai profani, e mi chiese il mio parere.

Ed io glielo diedi il mio parere — senza preamboli, senza titubanze, netto, schietto, brutale.