— Attenti! — dissi. — Se passa qualcuno dinanzi alla finestra, lo vedremo.
Ma Concettina non passò, ed io mi vedeva già arrivato a casa senza aver trovato il verso di spiattellare ad Orazio tutto quello che mi ero proposto. Egli stava lì, al mio fianco, più docile assai che io non mi aspettassi; si era appoggiato ad un pioppo e non istaccava gli occhi dalle finestre di casa sua.
Perchè non perdesse la pazienza, gli proponevo dei quesiti difficili: contare quanti pulcini andavano dietro alla chioccia bianca nel cortile rustico; numerare i pomidoro spartiti e salati che Concettina aveva fatto mettere al sole sulla tettoia del pollaio...
Orazio, arrendevole e dotato di vista più acuta della mia, scioglieva il problema prontamente, ed io veniva dietro a lui con molte cautele per pigliarlo in fallo.
— I pulcini sono nove; i pomidoro sono sessanta, diceva lui...
— Vediamo... quattro... sette... nove...
— E i pomidoro sessanta — insisteva.
— Sì, i pulcini sono nove... e i pomidoro... sette e sette, quattordici... e sette...
— Dottore! — mi disse Orazio all’improvviso — guardi...
— Dove?