Un altro giorno, essendo venuto fino all’uscio della stanza in punta di piedi, perchè mi avevano detto che il mio ammalato dormiva, io mi era arrestato sulla soglia ad ascoltare. Orazio era sveglio, sebbene la camera fosse buia; parlava a Concettina, e diceva:
— Il vento e l’acqua sono i due grandi strumenti della natura, ed è incredibile quanto è ricca la scala dei loro suoni, e come, secondo la qualità degli alberi e il pendìo dei letti delle acque, varia pure all’infinito lo strumentale della sinfonia. Hai tu badato mai al suono che manda il vento quando passa fra i rami d’un abete?
Concettina rispose timidamente che le pareva di averci badato, ma che non era sicura.
— Ebbene, a che somiglia quel suono?
Concettina arrischiò un paragone; disse che somigliava ad un mormorìo; ma pare che Orazio negasse risolutamente, perchè essa si pentì del mormorìo e propose un ronzìo.
— Invece no — disse Orazio, trionfando con indulgenza — quando il vento passa fra i rami dell’abete, fischia, se è soffio d’uragano; manda un sibilo che pare venga da un altro mondo, se è l’alito d’un venticello di poco conto; l’abete non mormora, come il faggio e l’olmo; non si lamenta, come il cipresso; non infuria, come il platano, che va in collera ad ogni brezza. Fra qualche giorno — proseguì il giovine — io sarò guarito, e se vorrai venire sulla montagna, non molto distante, vi andremo insieme; prima di accingermi a scrivere la mia sinfonia, ho bisogno di domandarti una cosa.
— Siano lodati i cieli — pensai — anche Orazio ci casca: andrò a dare la buona notizia a suo padre, che sarà contento.
Ma prima, pensando come doveva essersi fatta rossa la fanciulla a quelle parole, e quanto doveva essere carina nel suo turbamento, volli godermi lo spettacolo entrando nella camera, ed andando difilato a spalancare le imposte della finestra. Voltandomi, cercai Concettina cogli occhi — era fuggita.
— La colomba ha preso il volo — dissi al mio giovane amico.
Egli mi sorrise stupidamente, come se non arrivasse a comprendermi, ed io non volli insistere per avere una confidenza che forse sarebbe venuta più tardi. Cercai invece di condurlo con arte al suo discorso favorito, e non feci molta fatica. Mi bastò domandargli se si annoiava e se per isvagarsi non gli fosse mai venuto in mente di farsi portare in letto il contrabasso.