Per un poco non si udì nulla; l’archetto si veniva avvicinando lentamente al letto, Orazio s’illanguidiva nell’estasi e socchiudeva anche l’unico occhio con cui poteva vedere — ma non si udiva niente. Alla fine il mio orecchio riuscì ad afferrare un ronzìo non più forte di quello che può fare una zanzara, ma più piacevole, forse perchè non mi annunziava nulla di male. Quell’unica nota andò crescendo a poco a poco d’intensità, finchè divenne doppia; la zanzara non era più sola: con lei e intorno a lei ronzava più sordamente un grosso moscone; poi il moscone tacque, poi tacque anche la zanzara, ma il sonatore continuò ad andare in estasi. Guardai attentamente l’archetto che arrivato alla sponda del letto, ora se ne scostava colla medesima lentezza; aguzzai l’orecchio, non udivo più nulla. Per me la musica era finita da un pezzo quando il mio giovane amico, che per poco non era uscito dal letto nel suonare, si decise a rientrarvi e ad abbandonarsi sui guanciali, sempre tenendo l’archetto in pugno.
— Bellissimo! — dissi.
— Ma che cosa significa? — mi domandò Orazio.
Stavo per dirgli della zanzara e del moscone, quando egli mi prevenne facendomi sapere che aveva inteso quella musica pochi giorni prima della sua disgrazia, in un campo di biade mature, una mattina che tirava vento.
— Ma io non faccio che la parodia — disse scoraggiato — per riprodurre alla meglio il singolare bisbiglio che fa il vento passando per le spighe mature, per dare un’idea di quel crescendo sonoro, ma gentile; per far indovinare, solamente indovinare, quello smorzando che non è quasi più un suono, tanto è tenue, ci vorrebbero un centinaio di questi strumenti.
— E un centinaio di suonatori come lei — dissi crollando il capo — la cosa è difficile.
— Ma pensi — mi disse — pensa — disse a Concettina — pensate che effetto produrrebbero cento contrabassi in una gran sala di concerto.
Gli feci osservare che ci vorrebbe anche un pubblico molto disciplinato, molto attento per non perdere quella nota.
— Perchè? — mi chiese — il suono è netto, anche quando arriva vicinissimo al silenzio.
Era inutile contraddire; preferii cominciare a credere che il mio organo auditivo non avesse tutta quella finezza di cui è capace, ma che ad un medico condotto è superflua, tanto più che Concettina fu pronta a dichiarare a suo cugino che il suono le era sembrato netto dal principio alla fine.