— Non lo so neppur io... la gioia.. ho riso troppo e ora piango senza volere... forse perchè sono tanto felice.

— Camilla, — proseguì il marito, — tu mi nascondi qualche dolore; non è oggi soltanto che me ne sarei dovuto accorgere, la colpa è mia; noi altri uomini d'affari crediamo che rimanga sempre tempo all'amore, e il tempo se ne va, quando non se ne va l'amore. Accusami pure, me lo merito; ti ho trascurato troppo, avrei dovuto pensare che tu hai bisogno di distrazioni, che fai una vita troppo monotona.... dillo, è questo?

— No... cioè sì, che ne so io? sarà questo... — rispose Camilla tremando... — partiamo, conducimi teco, in Olanda... non ti darò noia.. Vuoi? —

E dette queste parole, che le erano venute irresistibilmente sul labbro, ella stette a guardare attonita suo marito.

— Perchè no? — esclamò egli con una specie di entusiasmo giocondo. — Facevo a malincuore il viaggio, lo faremo insieme e sarà una festa. Siamo intesi, ti conduco meco; ma voglio vederti allegra.. voglio che tu rida sempre, come poco fa... Ridi...

— Sì — disse Camilla — starò allegra, staremo allegri... rido... —

Ma un singhiozzo le ruppe le parole. Fratel Biagio rispettò quel nuovo impeto di melanconia, poi disse:

— Povera Camilla!... hai bisogno di piangere, piangi qui nel mio petto... piangi, ti farà bene.

— Non piango più... — disse Camilla, rizzandosi in piedi, — sono i nervi... ora è passato... Vedi... —

E mostrava il bel volto, sa cui rimaneva ancora appesa una lagrima. Fratel Biagio le asciugò gravemente la guancia con la pezzuola, poi la baciò sulla fronte. La disgraziata Camilla aveva una strana luce negli occhi, ma non piangeva.