Gli occhi della sciagurata donna si riempiono di lagrime e le sue labbra si aprono ad implorare pietà, ma il cuore è vinto. Ella resiste, si agita, si contorce per divincolarsi da quell'amplesso di fuoco; invano. Riccardo non vede, non ode più nulla, solleva Camilla fra le braccia e la porta per la camera pronunciando con voce soffocata parole d'amore e di desiderio.

Intanto al di fuori il temporale continua a ruggire; la pioggia imperversa ed invade, flagellando i vetri, la camera; lampi frequenti illuminano lividamente questa scena di selvaggia voluttà.

Più terribile, più impetuoso della tempesta della natura è l'uragano che rugge nei petti scaldati dall'amore.

Camilla resiste ancora; l'affanno di Riccardo la commuove, ma non la vince; la sciagurata piange e prega... Qual Dio?

A poco a poco il temporale tace, le nubi fitte si squarciano qua e là, cessa la pioggia, e il pallido raggio dell'alba viene a salutare la desolata natura.

E la tempesta dei cuori innamorati dura ancora.

Riccardo è caduto ai piedi di Camilla ed ha afferrato le sue ginocchia; la luce del mattino batte sulla sua fronte madida di sudore... Egli è bello e prega, e piange...

In quel punto si ode picchiare alla porta di strada.

I due amanti si scostano come per istinto, si guardano l'un l'altro, ma il terrore paralizza le loro forze; immobili, muti, coi volti smarriti si domandano a vicenda un ingannevole conforto.

Chi può essere a quell'ora? La mente di Camilla è corsa lontano sul sentiero delle ipotesi, ma un'idea più insistente delle altre si affaccia... E chi altri mai può essere a quell'ora e in quell'occasione?