— Tu hai sofferto, non è vero?
— E tu pure?
— Oh! sì, noi abbiamo sofferto... Noi abbiamo troppo sofferto! —
LXII. Riccardo a Camilla.
«Sono pazzo, sono pazzo! Se tu mi vedessi, se potessi leggere nel mio cuore!
«Non fu illusione la mia? non fu sogno? Oh! lascia che col pensiero mi rinnovi le dolcezze d'un'ora gelosamente involatami dal tempo; lascia che ripeta a me stesso che nella voragine sterminata che noi scaviamo coi nostri passi e che chiamiamo il passato, v'ha un punto, un istante... Affannoso e dolce pensiero!
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LXIII. Camilla a Riccardo.
«Perchè mi parli così? perchè non risparmi l'umiliazione ad un'anima straziata dal rimorso? Non v'ha dunque più dubbio! Per te pure sono una donna colpevole!
«Lo so; non è in mio potere di mutare le conseguenze d'un fallo; ma questo linguaggio che vorrebbe dirmi l'amore e non mi dice invece che la vergogna, tu, no, non dovevi aggiungerlo alle mie torture.