LXV. Un tiro della Provvidenza degli innamorati.

Il signor Emanuele Pool fu di ritorno verso la metà d'ottobre.

Appena Riccardo lo seppe, si recò officialmente in casa van Leven per avere novelle dell'ottimo fratel Biagio. Ma, sia che avesse scelto un cattivo momento, o sia che altro si voglia, contro la sua aspettazione e contro la consuetudine, non fu Camilla ad accoglierlo, ma il signor Emanuele Pool in persona.

Riccardo non era uomo da impensierirsi per questo; col più cordiale sorriso che abbia rallegrato mai la faccia d'un mortale, mosse incontro all'ottimo signore, e gli domandò notizie della sua preziosa salute.

Il degno Pool aveva la faccia più brusca del consueto, e nel rispondere che «stava benissimo» fece una certa smorfia bizzarra, specie di geroglifico che Riccardo non si diede la briga di decifrare.

— Ha fatto buon viaggio?

— Bonissimo. —

Il dialogo era giunto fin qui, e Riccardo si avvide che non avrebbe potuto andare molto più lontano; onde si fece premura di chiedere della signora van Leven.

— È di là, — rispose l'altro colla sua incurabile concisione.

«Sicuro che è di là! pensò Riccardo, — ma bisognerebbe sapere perchè non è di qua.»