— Avrò io l'onore di salutarla? — domandò a voce alta.
— Credo di no.
— È incomodata?
— Fa le sue scuse per bocca mia, aggiunse il signor Pool senza rispondere direttamente.
V'era nell'accento, nei modi, nella fisionomia di quest'uomo singolare qualche cosa di così duramente tetro, che Riccardo ne fu colpito, ed incominciò a farneticare.
Che diamine poteva essere avvenuto?
Il primo pensiero — terribile pensiero! — fu che il suo amore fosse scoperto. E spingendosi oltre, immaginò che la novella fosse già in viaggio per l'Olanda. Se pure non vi era già arrivata prima d'ora... Il signor Pool, questo signor Pool così imbronciato, doveva essere capace di tutto. Allora gli tornò in mente una gravissima circostanza, quasi dimenticata: la vigilia della partenza del signor Emanuele, il suo arrivo importuno, in un'ora... Ah! non poteva essere altrimenti; tutto ciò si collegava diabolicamente...
Bisogna dire che lo sguardo che egli lanciò al socio di Biagio van Leven non fosse niente affatto benigno, perchè l'altro parve avvedersene, e lasciò venire a fior di labbro un sorriso ironico.
Riccardo fu lì lì per uscire dai gangheri, ma, diciamolo a sua lode, si contenne a meraviglia; anzi rammentando lo scopo apparente della visita, domandò in termini cortesi e con aria disinvolta notizie del caro signor Biagio.
A questo nome Emanuele Pool girò gli occhi intorno, ma non disse verbo.