«Lunga serie di avvenimenti ha legato i nostri destini; vano è il fingere un'indipendenza che non abbiamo; vano sopratutto tentare di divincolarci.
«Credetelo — assai più stretti dei nodi con cui ci lega la legge, sono quelli che ci ha imposto la Natura; viatori smarriti del mondo, la norma che ci dirige non proviene dal mondo — non la udite dunque voi pure questa voce di tomba?
«Non è vaneggiamento il mio; il passato ha tracciato la nostra via, che conduce all'espiazione.
«Attraverso le sventure, attraverso la lontananza, l'indifferenza, il disprezzo, le anime nostre devono unirsi un'altra volta.
«Abbiamo forse molte lagrime da confondere e molte amarezze da bevere alla stessa tazza; è il nostro destino; lasciate che si compia. E forse troveremo qualche pallida gioia, qualche nuovo e sereno orizzonte, qualche sorriso di Natura.
«Per l'ultima volta, ascoltate il grido dell'anima mia: lasciate che io venga a voi a domandare in ginocchio il vostro perdono.
«Che se il rancore vi ha chiuso il petto alla pietà, sappiatelo, e il cielo è testimonio del mio giuramento, io seguirò i vostri passi come un demente, sempre e da per tutto.»
XCI. Conclusione.
Trascorsero otto giorni d'angoscia, durante i quali Riccardo attese invano una risposta.
Col cuore agitato da mille paure, egli fantasticava senza frutto sulle cause di quel silenzio; alla notte si spingeva istintivamente fin presso l'abitazione di Camilla, e guardava ai vetri delle finestre con l'ansia d'un innamorato. Ma le finestre non erano mai illuminate.