Se non che quando una buona figliuola del territorio di Groninga acconsentì a dividere la vita col vedovo van Leven, a Biagio, il quale non aveva ancora quindici anni e sentiva nel cuore un gran vuoto, parve d'aver riacquistato le carezze della mamma; questo lo rifece sereno in volto come nei giorni della gioia.
La serenità si volse in qualche cosa di meglio dopo una fortunata intrapresa in stagno delle isole di Banca, che raddoppiò d'un tratto i capitali della casa van Leven e Compagni, e toccò il parossismo quando la seconda moglie di babbo van Leven regalò al figlio van Leven un'altra sorellina, che, a memoria della povera morta, ne ebbe lo stesso nome e le stesse accoglienze festose.
Quindi innanzi Biagio diventò fratel Biagio, l'allegria prese alloggio un'altra volta in casa van Leven, e il sorriso parve stamparsi indelebile sulle labbra del nostro eroe.
Ma la battaglia non era finita. La madre della piccola Bice fu tratta a morte da malattia di petto, e il povero marito, vedovo un'altra volta, si accorò tanto, che se ne morì anch'esso. Per alcuni mesi fratel Biagio non disse parola di lamento; si aggirava per la casa come uno spettro, si toglieva tra le braccia la bambina, e non le sapeva più sorridere.
Venuto a Milano per isfuggire alla melanconia, ebbe giorni di pace, ma non lieti, finchè, stanco di inseguire invano la larva fuggente della felicità d'una volta, riparò nelle braccia d'una moglie come in porto sicuro.
E quivi ebbero fine le sue procelle; riapparve il sorriso, il cuore affrettò nuovamente i battiti. Le parti dei due contendenti s'invertirono e la vittoria sembrò assicurata al buonumore.
X. Preliminari d'una domanda di matrimonio.
Fratel Biagio stava inaffiando le azalee del suo giardino, quando sentì una voce chiamarlo a nome e alcuni passi affrettati lungo il viale dei carpini.
«Bice,» disse egli, come rispondendo a sè stesso, e un sorriso brillò nelle sue labbra.
Una testina bionda, con un volto candido e rosato e grand'occhi azzurri, si affacciò in mezzo al fitto delle foglie e dei fiori.