Intanto lui, cioè Riccardo, non si trovava in una condizione molto invidiabile.

Rimasto solo in un'ampia sala, egli ha cercato di raccogliere le idee e di comporre ancora una volta nella mente il discorsetto lungamente almanaccato, gettando ogni tanto lo sguardo ad uno specchio che gli sta in faccia, per istudiare il contegno; ma l'impresa, che il giorno innanzi eragli sembrata facilissima, s'è confusa alquanto in quel mattino e scombuiata affatto per via, ed ora egli si sente meglio disposto ad improvvisare un'orazione sulle austere virtù del celibato, ricorrendo magari all'autorità di Sant'Origene, che a domandare la mano della sua Bice.

Un affanno che non può immaginare chi non l'ha provato s'impadronisce di lui; ogni minuto che passa cresce il suo imbarazzo.

Tende l'orecchio ad ogni rumore, e guarda con una specie di sbigottimento l'uscio che deve schiudersi innanzi ai passi temuti del signor van Leven.

Il quale, nella fantasia sconvolta dell'innamorato, piglia aspetti terribilmente imbarazzanti.

Ah! Riccardo non è per nessun verso contento dei fatti suoi, e mentre si bisticcia in cuore per questa debolezza invincibile, pensa con desiderio al ritrovo dove è solito passare le sere fra le matte risa ed il fumo dello zigaro, e giura che, non potendo esser colà, vorrebbe almeno essere agli antipodi.

Intanto il tempo passa, e nessuno viene. Un'immagine più dolce si fa strada attraverso il buio della sua intelligenza — Bice. — Eccola lì, sorridente, felice, orgogliosa d'essere amata e d'amare....

Questo pensiero ridona al nostro eroe un po' d'ardimento; rialza egli il capo come uomo che voglia sfidare il suo demonio, si guarda intorno, si rassetta il panciotto.... Ci siamo... si odono dei passi accompagnati da un fruscìo di vesti.... una maniglia gira con lieve rumore, una porta si apre a mezzo.... e comparisce sulla soglia lo spettro temuto del signor van Leven.

XI. La domanda di matrimonio.

Fratel Biagio, entrando nella camera, salutò Riccardo con un inchino, poi si volse indietro con un moto rapido e mise il capo fuori dell'uscio come se si stupisse d'essere entrato solo: Riccardo aveva posto un bellissimo sorriso sulle labbra ed aspettava di piè fermo l'urto formidabile; ma pare che l'altro non fosse ben preparato allo scontro, perchè dopo alcuni secondi di titubanza, consacrati evidentemente alla scelta di quattro buoni vocaboli ospitali, si determinò a fare un secondo inchino silenzioso e profondo quanto il primo. Riccardo, che non domandava di meglio, fece altrettanto e più, senza lesinerie, poi continuò il sorriso incominciato.