Riccardo s'inchinò con un sorriso che pareva dire: «vostra bontà;» fratel Biagio gli rispose con un altro inchino e con un altro sorriso, a significare: «troppa modestia.»

— Noi Olandesi, — proseguì quest'ultimo con una vena che sarebbe stato difficile arrestare, — noi Olandesi ereditiamo, insieme coi registri del nostro commercio, una collezione di rarità botaniche più o meno copiosa e la manìa di accrescerla. È il nostro lusso; i poveri si accontentano della reseda e del geranio e ne adornano il davanzale delle loro finestre, e i ricchi alloggiano in apposite stufe le muse e i caladii... Se vedeste l'aspetto che offre nei giorni di mercato Aja coi suoi cento canali corsi da mille barche cariche di fiori... Peccato che le mie faccende mi rubino gran parte del tempo che vorrei consacrare a Flora!

— Peccato! — ripetè Riccardo come un'eco.

— Del resto ho anch'io le mie piccole cognizioni e le mie piccole raccolte. A suo tempo vi farò vedere centoventidue varietà di tulipani doppi ben distinte una dall'altra.

— Centoventidue varietà di tulipani!

— Doppi. Centoventidue varietà di tulipani doppi ben distinte l'una dall'altra, — ripetè il signor van Leven; accentando le parole con lieve espressione d'orgoglio; — i semplici che si coltivano passano i seicento.

— Passano i seicento?

— Passano. —

E siccome fratel Biagio tacque all'improvviso, Riccardo, indovinando il significato di quel silenzio, sentì riardere la febbre dell'imbarazzo.

— Dicevate?... interrogò il suo ospite uscendo dalla distrazione, e cambiando tono di voce.