A giudicarne dall'aspetto stravolto, egli aveva molto profondamente dormito.
XXXVI. Impatiens balsamina Atropa Belladonna.
— Bice! Oh! non è Bice... Siete voi signor Riccardo?
— Sono io..
— Si fa notte... mi sono lasciato pigliare dal sonno. E ho dormito molto, pare?
— Pare.... — balbettò Riccardo, non osando guardare in volto fratel Biagio.
Intanto il signor van Leven s'era sollevato in piedi, aveva spolverati i suoi abiti, e ricomposto alla meglio il volto rabbuffato. Nel movere i primi passi, inciampò nell'inaffiatoio ancora pieno d'acqua, e lo rovesciò con un calcio.
A quell'atto dispettoso Riccardo impallidì, e siccome fratel Biagio tirò dritto a capo basso, senza dir parola, solo dopo lunga titubanza si fece ardito a domandargli che avesse. Evidentemente fratel Biagio non era ancora ben desto, perchè invece di rispondere si piantò in faccia al suo interlocutore e lo guardò fisso. Era uno sguardo, che nulla aveva di speciale, ma Riccardo non lo sostenne a lungo; la coscienza turbata gli faceva vedere in fratel Biagio un accusatore.
Non era invece se non un uomo che si svegliava allora ed aveva fatto di brutti sogni.
— Figuratevi, una specie d'incubo, un'oppressura, un macigno enorme che vi graviti sullo stomaco. Eh! dico io? Per quanto si abbia lo stomaco di ferro!... —