Bice rimase; non sapeva che dire, non sapeva che pensare, aveva una gran voglia di piangere, e non sapeva bene perchè.
XLIII. Riccardo a Camilla.
«Che cosa devo fare per convincervi del mio amore?
«Non mi parlate di Bice. Voi non sapete qual terribile piaga riaprite nel mio cuore.
«È vero, sì, io sono colpevole verso di lei, ma in altro modo da quello che credete. Non è vero, come voi dite, che io abbia cessato di amarla, non è vero perchè non l'ho amata mai. Ho inseguito la larva del mio amore, ho creduto un istante di potermi dimenticare, fui pazzo. Senza confessarlo a me stesso, non feci che continuare il culto alla memoria dei primo, del solo affetto della mia vita. Vi vedevo in Bice, vi amavo in Bice; voi, voi sola, credetelo, eravate in cima ai miei pensieri.
«Nondimeno grazie, donna adorata, perchè mi avete dato la miglior prova del vostro amore.»
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XLIV. Camilla a Riccardo.
«Vi credo, ho bisogno di credervi. Non parliamone più, sono una sconsigliata; ho l'anima piena di dolcezza, e non so più che cosa farneticare per amareggiarmi.
«Mio marito ci ha lasciato ieri, è ritornato costì ai suoi negozî. L'avete veduto? Egli è proprio ristabilito in salute; anche da questo lato i miei timori sono svaniti. Non voglio più pensare a nulla, tranne che ad amarvi.