«Domenica sarà un bel giorno per me. Ci hanno invitate a recarci ad una villa vicina alla nostra; vi si danzerà, vi si farà una di quelle feste autunnali che sono la delizia delle nostre campagne. La zia Angelica ha accettato l'invito per condurvi Bice; io mi sono schermita. Per poco il mio rifiuto non ha mandato a monte ogni cosa. Non si voleva lasciarmi sola. Figuratevi! Sono forse una bambina io? E poi la villa non è che a pochi passi dalla nostra... — Ho detto questo ed altro. E l'ho vinta. Bice e la zia Angelica andranno; io rimarrò.
«Quale piacere! sarò tutta sola, il fittaiuolo e la sua famiglia andranno di buon'ora a Laveno per la messa, si fermeranno probabilmente a santificare la festa alla bettola, e non ritorneranno che sull'imbrunire. Sarò libera tutto il giorno; non rimarrà meco che la figlia maggiore del fittaiuolo, una fanciulletta di quattordici anni, per prepararmi il desinare.
«Non potete credere come questo pensiero mi renda felice; ho già formato il mio disegno; mi leverò all'alba ed andrò a fare un mazzolino; poi beverò una ciotola di latte fresco, poi me ne andrò al padiglione, all'ombra, a rileggere le vostre ultime lettere... e poi...
«Direte che sono la gran pazzerella a intrattenervi di queste inezie. Ditelo pure. A me scrivendovi pare di parlarvi, d'esservi vicina, d'amarvi di più... Questo poi non è vero; amarvi di più, no, perchè non è possibile.»
XLV. Idillio campestre.
La sospirata domenica è venuta.
Camilla si è levata all'alba, ha fatto la sua passeggiata lungo i viali, ha composto un grosso mazzo di fiori, ha bevuto la sua ciotola di latte prima ancora che Bice e la zia Angelica si siano messe in cammino. Finalmente anch'esse sono partite; ecco Camilla sola. Batte le mani per la allegrezza, s'inerpica sul poggio più elevato e fa sventolare la pezzuola bianca. Bice le risponde con lo stesso linguaggio e dice alla zia Angelica sospirando:
— Come è felice Camilla!
Sì, Camilla è felice, e la sua felicità basta per un quarto d'ora a farle compagnia. Le lettere di Riccardo che ella rilegge tre volte, le servono per altrettanto; aggiungete un'ora di fantasticherie, di castelli in aria, di sogni... Tutto sommato, dopo due ore Camilla incomincia a pensare alla giornata che l'attende, e sospettando che lo spettacolo della natura possa non bastare ad occuparla tutta, discute in cuor suo se debba fare qualche modificazione al programma, e mettere in luogo d'una passeggiata sentimentale una buona dormita dopo pranzo. Di repente, volgendo lo sguardo, vede venirsi incontro un uomo.
«Un uomo!» La sua mente non le ha ancora parlato in tal guisa, che già il cuore le ha detto: «è lui!»