Come un fanciullo docile, Riccardo aveva seguito Bice attraverso gran numero di stanze, ed era disceso per una scaletta di legno che metteva nella parte rustica dell'abitazione.
Bice gli indicò senza parlare il sentiero per cui se ne doveva andare, egli le prese la mano e l'accostò alle labbra mormorando a occhi bassi parole di riconoscenza.
Bice non rispose.
La poveretta levò gli occhi al cielo.
Invano Riccardo insistè con lo sguardo: la fanciulla non aveva lagrime, non aveva parole.
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XLVI. Camilla a Riccardo.
«Sono ancora commossa dal pericolo che abbiamo corso. Il pensiero di ciò che avrebbe potuto succedere mi ha tolto le forze; la mia mente ne rifugge impaurita, come quando, spinti sull'orlo d'un vertiginoso abisso, si chiudono gli occhi per non vederne la nera profondità. Oh! quali affanni ha la vita! E dire che senza il soccorso di Bice noi eravamo perduti!
«Povera Bice! Dovere a essa l'impunità del nostro amore! E pure, sciagurata me, non trovo dentro al petto tanto rimorso da pagare il nobile sacrificio di quell'anima generosa!
«E può il vostro cuore rimanere insensibile a tanta abnegazione? e non sarete voi spinto irresistibilmente a confrontare la virtù mite, semplice, serena di Bice con la mia arrendevolezza colpevole?