«Quanto mi sento meschina dinanzi a questa creatura di diciott'anni! Ohimè! quanto il mio cuore è codardo!

«Che ne ho fatto della mia pace, dov'è l'altero vanto della mia virtù?

«Ho domandato al cielo la forza di lasciarvi, di dirvi addio in questa lettera per l'ultima volta, di dimenticarvi, di ridonarmi ai miei doveri traditi, all'affetto d'un uomo a cui mi legano vincoli tenaci di riconoscenza e di stima; ma ii cielo mi ha abbandonato, mi ha lasciata sola a combattere questa misera lotta! Me trista! Anche ora la voce della coscienza mi parla invano; più potente, più carezzevole, più cara mi parla la voce dell'amore..

«Perchè io v'amo, Riccardo, a costo della mia felicità, della mia pace, del mio avvenire, a costo di tutto... vi amo!

«Ma dite, dite, dove ci condurrà quest'amore sciagurato?

«Oh! Riccardo mio, pietà di me; pietà d'una misera donna che vede una minaccia nella sua felicità, mille pericoli a ogni passo e non una mano per soccorrerla...»

XLVII. Riccardo a Camilla.

«Che dite, mia buona amica, che dite mai? Dubitereste della mia lealtà, della mia fede, del mio amore? È vero, io ho dei torti verso di voi; ho potuto forse dimenticarmi un istante al vostro fianco, ma il pensiero dei dolori che il mio amore vi costa, mi ha fatto già pentire amaramente del mio delirio. Perchè fu solo un delirio, Camilla, un sublime, un immenso delirio, quello che mi ha aperto audacemente le porte del cielo...

«Ebbro dell'amor vostro, e insoddisfatto ancora feci sogni di paradiso e d'inferno.

«Vi giuro che questo non avverrà mai più! io non profanerò la santa serenità di questo cielo infinito, dove è sorto il nostro amore.