Il primo effetto di questa lettera sull'animo di Riccardo fu, naturalmente, la meraviglia. La riflessione venne dopo: per essa, Riccardo si rallegrò di questo avvenimento e lo tenne in conto d'una gran ventura.

In fatti eccolo a un tratto alleggerito dal peso d'un rimorso e libero di abbandonarsi alla sua passione. Era un sentimento generoso che si faceva scudo all'egoismo. L'egoismo ha spesso di tali maschere.

Ma tutto ciò era così impreveduto e così imprevedibile, che più tardi il nostro eroe tornò da capo alla meraviglia, e almanaccò cento cose a darsene ragione. Allora la sua vanità volle far la permalosa e ritenersi offesa, ed egli proseguì per la via delle indagini e dei confronti, a dire a sè stesso che il signor Pool era assai meno seducente di lui, e che Bice aveva avuto in animo di vendicarsi; in ultimo, ostinandosi a trovare fredda e stiracchiata la lettera di fratel Biagio, concluse che egli doveva avere avuto nella determinazione della fanciulla assai maggior parte che non volesse mostrare.

Infine anche il cuore entrò a dire la sua; tanto per non perdere una bella occasione di fare la parte di vittima, si dichiarò tradito, non da Bice veramente, ma dagli avvenimenti. E fece dire sospirando a Riccardo: «e pure, sì, quella fanciulla io l'ho amata molto!»

Quando in questi bisticci di famiglia il cuore è l'ultimo a prendere la parola, si può scommettere che sa d'aver torto.

IL. Come e qualmente il signor Pool fosse innamorato.

La fiamma segreta del signor Pool metterà di buon umore più d'uno dei miei lettori (supponendo che i miei lettori siano più d'uno), e farà dire che chi scrive non rispetta i limiti dei suo argomento, e che, col pretesto d'un romanzo sentimentale, ha dato un tuffo nel ridicolo.

In fatti da tempo immemorabile un innamorato è una creatura privilegiata, che se la intende con la luna e con le stelle, dà del tu ai zeffiri e alle aurette e non si occupa delle cose della vita se non per indebitarsi col sarto e col profumiere.

Un uomo, che abbia sulle dita tutto l'abbaco, compresa la regola del tre semplice e composta; che non conosca neppure di vista il vocabolario delle grandi passioni; che a forza di sentire a parlare ha solo imparato a tacere; un uomo che non distacca mai gli astri dal cielo nemmeno per chiasso e che, invece di consacrare un'ora del giorno all'arte difficile di annodarsi la cravatta, sembra considerare i propri indumenti come cosa separata dall'organismo, un uomo di questa sorta — è chiaro — non può accendere e alimentare dentro di sè una fiamma segreta, senza farsi ridere sul muso da chi abbia in testa un grano di giudizio.

Ma se il ridicolo è un'ottima ricetta per tenere allegra una metà degli uomini a spesa dell'altra metà, non fa quasi mai che un ammalato d'amore guarisca della sua febbre.