— Mi lasceresti sola senza dolore, tu, ma io no, non voglio lasciarti solo. —
Queste parole dicevano forse troppo, ma fratel Biagio pareva soltanto inquieto dell'avvenire della sorellina, e accennò melanconicamente all'inevitabile giorno in cui egli avrebbe dovuto abbandonarla nel mondo.
— Tu sei una fanciulla, io sono un uomo. —
Erano soli, nessuno li vedeva; si abbracciarono stretti e confusero le loro lagrime.
Anche quest'atto poteva parere più melanconico del necessario, ma chi può dire quali immagini fossero state evocate da quelle parole?
Prima di separarsi, Bice pose le mani in quelle del fratello e gli disse con voce ferma:
— Mi vedi, sono serena, sono sicura di me medesima; se tu lo credi necessario, sposerò il signor Pool, lui o un altro, o cento altri, non importa; sposerò tutti quelli che vorrai; e se non occorre alla felicità altro che un po' di rassegnazione e d'affetto, credo che sarò felice per farti contento. Già è tutt'uno; fanciulla o moglie sarò la stessa, purchè abbia sempre il mio buon fratello... —
... E il buon fratello le aveva dato un bacio lungo, dopo di che era corso col cuore più leggiero a dare la felicità al signor Emanuele Pool.
L. Il signor Pool fa la sua dichiarazione.
Bice dopo d'aver pensato molto al suo primo incontro col signor Pool, aveva fatto il disegno poco caritatevole di mettere tutto l'imbarazzo della posizione a carico dell'eloquenza del suo futuro sposo. Ma, contro il prevedibile, il taciturno fidanzato non si lasciò sgominare dalle difficoltà della sua parte e, invece di attendere il colloquio formidabile con la rassegnazione di chi è disposto a fare una triste figura, vi andò incontro animoso, e nel giorno successivo a quello della domanda di matrimonio fece dire da fratel Biagio a Bice: «che volendo parlarle, le chiedeva un quarto d'ora del suo tempo.»