«Bisognerà che parli per tutto il quarto d'ora,» disse Bice a sè stessa, meravigliata meno dell'audacia del signor Pool, che del non sentirsi ferma come prima le pareva d'essere; volendo riguadagnare la disinvoltura che aveva perduto, un po' innanzi dell'ora stabilita si pose al pianoforte per ripassare fervorosamente tutta la sua musica da ballo.

Si era essa avveduta che il signor Pool le stava dietro le spalle da un minuto? Poi che disse di no, voltandosi all'improvviso, bisognerà mostrare di crederle, come fece appunto l'innamorato.

— Perdoni se giungo in mal punto a disturbarla.

— Non mi disturba... si accomodi... —

Bice aveva cercato di darsi un'aria fredda e indifferente, capace d'agghiacciare le parole in bocca a un innamorato timido; ma cedendo a un moto di curiosità, levò gli occhi in faccia al signor Emanuele, e vi lesse un'espressione così serena e così dolce, che sentì rimorso dei propri disegni, e la sua frase le venne fuori in frantumi accompagnata da un incantevole rossore.

Il signor Pool si trovò adunque avere il sopravvento fin dalle prime parole, ma, invece di abusarne, non parve neppure porvi mente, e corse difilato a ciò che gli stava a cuore, come dietro una traccia prefissa.

— Sono venuto a dirle a voce la gratitudine che le devo; suo fratello mi ha assicurato che lei acconsente a divenire mia moglie.

Bice taceva.

— Vuol degnarsi di confermare dinanzi a me ciò che mi fa felice?

— Quanto le ha detto mio fratello è vero.