— E che cosa gli vorresti scrivere?
— Vorrei fargli intendere che non sono una scioccherella, che la sua disgrazia mi fa pena;... niente più.
Desiderio ci pensò e non vi trovando proprio nulla di male, finì con accondiscendere. “Scrivi; faremo poi leggere la lettera a babbo Coppa, che approverà anche lui.„
E Bambina, lì per lì, scrisse poche linee alla buona, come le pensava; poi le presentò a Desiderio perchè vedesse se ci erano molti sbagli.
Non molti veramente, perchè Bambina, messa al cimento di fare la sua corrispondenza, si cavava d’impiccio benino; il poco che aveva imparato a scuola non gli avrebbe servito gran che, ma essa vi aggiungeva tutto quello che aveva appreso dalle letture, e non solo questo, ma la malizietta di evitare certi giri di frase in cui non si sentiva franca. L’ortografia che non si può aiutare col criterio e che richiede sempre molta pratica, ce la metteva per lo più il Coppa; questa volta ce la mise babbo Desiderio.
L’amico per la vita e per la morte non era preparato all’idea che Bambina dovesse scrivere al signor Piero, ma si contenne bene; disse, come era la verità, d’aver voluto che quel povero ragazzo si mostrasse alla sua innamorata.
— Nascondersi o fuggire, gli ho detto, non ha mai servito a nulla; bisogna sempre andare fino al fondo della cosa...
La lettera fu mandata, e il Coppa si preparò alla battaglia, dinanzi allo specchio. Parendo d’essere proprio risoluto ad andare fino in fondo della cosa, aspettò di piè fermo la visita del suo rivale; e non lo confessando a se stesso, si sentiva sicuro di vincere la partita.
Se non che la vergogna fece fare a Piero Corruccini la mossa che solo avrebbe saputo consigliare la prudenza; l’innamorato non si lasciò vedere; ma scrisse ingenuamente così:
“Grazie, signorina; lei è tanto buona; io vorrei correre per vederla, ma mi vergogno perchè sono deformato; il medico mi assicura che se tengo il viso fasciato sarò meno brutto fra poche settimane. E io voglio essere meno brutto per presentarmi a lei.„