E se ne andò in sala d’aspetto sorridente, a testa alta, preceduto dal facchino che portava le sue valigie. Desiderio lo seguì con l’occhio e tornò a casa ad asciugare le lagrime di Bambina.
Il biglietto dava diritto al Coppa di andare d’un fiato a Torino; ma egli poteva pure fermarsi dove gli piacesse; e allora perchè Torino invece di Vercelli, dove non era mai stato? Lungamente rimase incerto, e quando fu annunziato nella notte che si era giunti a Novara, il Coppa si sentì afferrato da un nuovo dubbio. E perchè Vercelli invece di Novara? Ci pensò sino al momento che si richiudeva lo sportello, e scese con le sue valigie.
Solamente quando il convoglio se ne fu ripartito, gli parve che il fischio della locomotiva gli mandasse da lontano una longa beffa; e avviandosi all’albergo pensò ai casi suoi.
“Sì, sono diventato irresoluto, perchè sono vecchio e forse perchè sono debole; la mia volontà se ne sta andando perchè io sto per arrivare alla indifferenza.
— Vuole un albergo? gli domandò qualcuno.
— Sì, un albergo... Ho sognato per l’ultima volta di potermi rifare una gioventù; Bambina sarebbe stata la mia pace, e in un lungo tramonto avrei guardato negli occhi la felicità. Oh! quanto avrei saputo amare ancora! Ora è finita.
Ma pensandovi, dovette confessare a se stesso che tutto, proprio tutto, non era finito; tra Bambina e Piero ancora non era stabilito nulla, e solamente perchè la ragazza non aveva detto addirittura di non sentirsi il coraggio di amare una faccia buccherata come una grattugia, egli si era preso in mano le valigie per andarsene.
E volle essere sincero fino all’ultimo: se invece di andare fino a Torino o anche più distante, come aveva pensato di fare, si era fermato a Novara, ci doveva essere stata una ragione inavvertita, che è forse quella che chiamano l’istinto.
Quella notte non chiuse occhio, sebbene egli avesse detto molte volte a se stesso che stava arrivando all’indifferenza; spento il lume e fissando gli occhi nel buio, gli venivano scorte alcune linee d’un mobile che, entrando in camera, non gli pareva d’aver veduto; sembrava una persona immensa, che allungasse un braccio verso il suo letto, per far paura al vecchio Coppa. Ma il tempo delle vane paure era passato da un pezzo per lui. Lo minacciassero pure, egli era tanto indifferente da non voler nemmeno accertare se fosse la minaccia di un attaccapanni, come gli sembrava probabile. Chiuse gli occhi, e allora l’attaccapanni piegò le braccia e si avvicinò senza far rumore fino a mettere la faccia sua proprio accanto a quella del Coppa. Era una faccia beffarda; stette un momento così per mettere in collera il vecchio indifferente, poi si mutò in un altro sembiante. Il Coppa se ne rimase a guardare sino a tanto che, fra molte trasformazioni, gli si presentò la smorfia di una faccia butterata dal vaiolo.
— Sei proprio bellino, disse forte il Coppa; no, non te ne andare così presto, lascia che io ti guardi bene; tu avrai l’amore di Bambina e la dote che io le farò.