In sostanza quella scenetta del risveglio non aveva infastidito troppo il signor Coppa; ma rimaneva ancora a fare qualche cosa che Desiderio non sapeva come sarebbe accolta dal novizio: la rimboccatura ai letti. Anche questa andò benone; appena il Matto udì ripetere di bocca in bocca per tutto il dormitorio: “la corda, la corda„ e vide venti braccia agitarsi per afferrare una corda, subito, senza nemmeno intendere di che si trattasse, a furia di spintoni allontanò quanti gli stavano dinanzi e spiccando un salto afferrò la corda lui. Ma quando l’ebbe in mano non avrebbe saputo che farne se Desiderio non gli avesse detto che bisognava tenderla da un capo all’altro del dormitorio, sui letti, per.... perchè mai? per allineare le rimboccature.
Un risultato simile dopo una prodezza non iscoraggerebbe l’eroismo del novizio? Desiderio ne ebbe un po’ di timore, ma s’ingannò, perchè il Coppa, dopo d’aver tesa la corda, parve contentone di poter accomodare la rimboccatura del proprio letto.
Gli orfani erano lavati, asciugati, spazzolati; il piccolo tumulto non poteva più durare, e pure durava ancora per opera di pochi volonterosi, che si erano imbrattati le dita e correvano un’altra volta al lavatoio, o non si erano asciugata bene la faccia, o avevano dimenticato di chiudere le spazzole nel proprio cassettone, mentre i più tranquilli erano già schierati in fila, dinanzi all’immagine della Madonna, per udire la preghiera del mattino.
Il sorvegliante, dominando con l’alta statura quel piccolo drappello, radunò gli sbandati e fece affrettare i tardivi; poi ad un cenno s’inginocchiarono tutti insieme.
Quella mattina toccava a Desiderio leggere la preghiera del mattino, ma egli l’aveva tutta in mente e non ebbe neppur bisogno di guardare la scritta.
Quando egli incominciò con la sua vocetta limpida e dolce: “La notte è passata, ed io vivo ancora, o Signore, mentre chi sa quanti sono comparsi questa notte medesima dinanzi a voi per essere giudicati....„ il Matto che gli si era inginocchiato accanto, lo guardò fisso in bocca per non perdere una sillaba. Quando Desiderio a nome di tutta la camerata promise al Signore di approfittare dell’educazione intellettuale e di prepararsi da buon cittadino ad onorare la patria, la sua voce tremava un tantino come per una segreta commozione, e quando disse che “sebbene questa terra non fosse la sua patria eterna, la vita era un dono col quale poteva prepararsi la corona del cielo„, egli abbassò la voce e rallentò la lettura quasi pigliasse tempo per intendere tutto il significato di quelle mistiche parole. Poi la vocetta di Desiderio squillò un’altra volta nella sala, per assicurare ai compagni che gli avrebbe amati, cercando d’essere loro di buon esempio.
A questo punto una mano strinse di nascosto un lembo del camiciotto di Desiderio, tanto per stringere qualche cosa; ed era la mano del suo nuovo amico.
“Tutto questo vi prometto, o Signore, conchiuse il piccino, voi datemi la grazia di non mancare. Mandatemi l’angelo vostro, che m’illumini, mi custodisca, mi governi e mi salvi da tutti i pericoli che incontrerò in questo giorno„.
— Amen, disse l’assistente, e gli orfanelli balzando in piedi ripeterono amen. Poi s’avviarono deliberatamente al refettorio.
Uno solo rimaneva ancora in ginocchio, come smemorato, a guardare Desiderio che riattaccava al chiodo la scritta delle preghiere. Il sorvegliante si accostò al piccino e gli disse: