— Non ti ho mai veduto; come ti chiami?

— Desiderio Coppa il Matto; rispose l’interrogato levandosi in piedi.

— Perchè il Matto?

— Non lo so.

— Bisogna essere savio, piccino mio, savio come questo tuo compagno, che ha appunto il tuo nome.... Lo prometti?

Il Coppa gettò un braccio al collo del nuovo amico e dichiarò senza scomporsi:

— Allora non bisogna cambiarmi di letto, bisogna dire a quel signore con la barba che io voglio dormire sempre dove ho dormito stanotte.

Scesero anch’essi in refettorio a mangiarsi la zuppa di latte caldo; ma il Coppa non aveva fretta, sebbene avesse un appetito!... Egli si piantò sul pianerottolo, dopo la prima scala, e trattenne il suo piccolo amico per dirgli:

— Dimmi un poco, è la stessa cosa tutte le mattine?

— Sì, tutte.