— Ma se non sai queste cose, ti metteranno in prima, e allora ci toccherà separarci.

Fu un gran colpo pel povero Coppa.

— L’articolo lo sai? E il pronome? E le coniugazioni dei verbi, le sai?.... Ma che cosa sai?

— So leggere e scrivere, so far le somme e le sottrazioni.

Era già qualche cosa.

— Non sai altro?

— Aspetta, che mi ricordi, disse il Coppa....

— Va, va, gli disse Desiderio, non bisogna far perdere la pazienza al rettore. E il Coppa s’avviò a capo chino, cercando di radunare le poche cognizioni dimenticate a bottega.

Desiderio durante la mezz’ora di ricreazione che precedette la scuola, vagò come un’anima smarrita nel cortile: si era dimenticato perfino del piccolo Giulio, e non aveva occhi se non per la porticina, da cui doveva da un momento all’altro affacciarsi la testa rossa del Coppa. Ah quanto tardava!

Finalmente il Coppa fece irruzione nel cortile: coi capelli rossi tagliati a spazzola e con la gioia che gli balenava negli occhioni pareva un raggio di sole perduto in quel luogo melanconico.