Desiderio non rispose, aveva il cuore stretto, ma il Coppa rispose per lui: li saluteremo noi.... ma tu prometti di guarire.

— Presto, disse Giulio.

Quel giorno alla lezione del pomeriggio tutti gli scolari della seconda elementare poterono leggere, scritte a grossi caratteri, queste parole che occupavano tutta la lavagna: Giulio ammalato manda tanti saluti ai suoi compagni di scuola. Anche il signor maestro lesse la scritta, e non ebbe cuore di cancellarla, nemmeno per ispiegare la sottrazione dei numeri decimali.

IV.

Due giorni dopo il piccolo Giulio era morto, e i suoi compagni aggiunsero un de profundis alla loro preghiera prima d’andare a letto. Il Coppa quella notte non potè chiudere occhio; il cadaverino di Giulio affascinava, da lontano, la sua giovane immaginazione; se il regolamento non lo avesse vietato, egli sarebbe balzato dal letto nel cuore della notte per andare ad empirsi l’anima di terrore al capezzale del morticino.

Però non versò una lagrima, ingegnandosi di consolare sottovoce il suo piccolo amico, il quale aveva soffocato i singhiozzi sul guanciale, finchè il sonno lo aveva preso a tradimento.

Quando il giorno successivo tutti gli orfani della seconda elementare furono chiamati ad assistere all’uffizio mortuario nella cappella, e si avviarono a due a due dietro la piccola bara, dall’ospizio al camposanto, Desiderio ricominciò a piangere e il Coppa ripigliò a consolarlo. E quando Giulio fu calato nella fossa e i suoi compagni cominciarono a buttare le manate di terra sulla bara sonora, il Coppa, che avea guardato ogni cosa attentamente, tirò in disparte Desiderio e gli disse: non era un ragazzo coraggioso, è meglio che sia andato con sua madre, non avrebbe mai fatto fortuna.

— Sì, è forse meglio, disse Desiderio, asciugandosi la faccia lagrimosa.

Per tutta la via, finchè furono tornati all’ospizio, i due fanciulli non dissero nulla, ma durante l’insolita ricreazione, che gli aspettava appena arrivati, invece della scuola, il Coppa prese Desiderio in disparte e gli disse: ora che Giulio è morto il tuo amico son io, non è vero?

Desiderio accennò di sì, ma non era punto rassicurato da quel preambolo, che annunziava pur troppo una cerimonia temuta.