— Perchè vi è della gente che nasce ricca, e dell’altra che ha sempre appetito? Lo sai tu?
Desiderio non sapeva; forse il signor maestra lo sapeva, ma non glielo avrebbe voluto dire.
— Ci è però della gente che nasce povera e poi si fa ricca.... osservò il Coppa.
— Lavorando, disse Desiderio, senza pensarvi troppo.
— Già lavorando, brontolò il Coppa; ma non a fare il ciabattino; vorrei avere tante lire quante toppe ha messo il babbo finchè ne è morto. Eppure ci è della gente che non metterebbe una toppa nemmeno per due lire, nemmeno per quattro. Farò così anch’io quando sarò ricco. E tu?
Desiderio non spingeva ancora l’occhio fino a quel tempo remoto; l’unico avvenire che lo tentava era lontano due anni; quando egli fosse nella sezione dei grandi, e potesse imparare il disegno, non vorrebbe più nulla.
— Ti pare, disse il Coppa; ma quando ci sarai, vorrai dell’altro; io invece no....
Egli furbo voleva addirittura una bella carrozza, con due cavalli, e due servitori incipriati; però non aveva ancora deciso se dovesse bastargli un milione, o se ci volesse un miliardo; ci penserebbe poi.
Intanto giunse la domenica.
— Mi viene un’idea, aveva detto il Coppa al compagno; scrivi alla tua innamorata ed io le consegnerò la lettera, le dirò che sei tu che gliela mandi.