— È quella biondina cogli occhi azzurri? chiese il Coppa accostando l’occhio alle commessure dei vetri smerigliati, quella che ha i capelli sciolti.... quella che....
Era proprio quella, e Desiderio non gli poteva rispondere.
Bisognò tirarsi da parte per non farsi scorgere troppo, essendo l’affacciarsi ai vetri del parlatorio una delle tante cose proibite dal regolamento.
Un momento dopo si venne all’uscio a gridare il nome del Coppa.
— Presente, rispose il piccino mettendosi alle spalle del sorvegliante che si affacciava a cercarlo con gli occhi. Dammi la lettera, mormorò all’orecchio di Desiderio, sta vicino ai vetri e vedrai....
La raccomandazione era soverchia; il suo nuovo amico non era ancora scomparso quando Desiderio appiccicava la faccia ai vetri a rischio di guastarsi col regolamento.
Il Coppa, appena entrato nel parlatorio cominciò ad essere imbarazzato della parte difficile che si era preso senza riflettervi molto. Sua zia lo trovò distratto più del solito e glielo disse, ed egli rispose distrattamente che era verissimo. Un’idea lo tentava. Quando la faccia di Desiderio appariva dietro i vetri smerigliati col nasino schiacciato, il Coppa sentiva venuto il momento di precipitarsi verso la piccola Speranza, fingendo di raccogliere qualche cosa che le fosse caduto per metterle in mano il bigliettino. Ma se non capisse? Intanto pensava: “È bella questa biondina, troppo piccola e troppo insipida per un uomo come me, ma è proprio bella. In tutto il parlatorio non ce n’è nemmeno una da metterle a confronto.„
Egli volle assicurarsi meglio se non ce ne fosse almeno una e fece delle risposte così strambe alla zia, che per poco non la mise in collera.
— Che cos’hai questa mattina? gli disse.
— Non ci badare, rispose il fanciullo serio serio; sono tanto contento che tu sia venuta a vedermi; promettimi di non mancare mai....