Dopo una lunga smania il fanciullo ricadde sfinito in braccio al sonno, e non si svegliò se non al suono della campana.

Due idee gli erano entrate in capo mentre dormiva, e appena desto le vide e le manifestò all’amico. Prima idea: Desiderio doveva andare in parlatorio con lui, perciò basterebbe dire alla zia che lo chiamasse; seconda idea: assolutamente bisognava trovare un’innamorata anche al Coppa.

V.

Il Coppa fece anche di più per tornare in pace con sè medesimo; la domenica successiva trovò modo di avvicinarsi alla piccola Speranza e di parlarle dell’amico suo con un linguaggio d’innamorato. Nessuno, in quell’ampio parlatorio, badava ai due piccini, che si erano messi sopra una panca a discorrere. Mentre la zia dell’uno era intenta a far la calza e a dire il rosario, e la mamma dell’altro non aveva occhi se non per il suo figliuolo, un bel pezzo di ragazzo tredicenne, il Coppa diceva a Speranza:

— Tu non hai visto ancora Desiderio?...

— Sì, l’ho visto.... rispondeva Speranza senza falsa modestia.

— Come hai fatto?

— L’ho visto tante volte; quando fa troppa caldo, aprono la finestra e allora si può vedere in cortile.

— Ti piace? domandò il Coppa.

Nemmeno questa domanda brutale scoraggiò la fanciulla, la quale alzò, gli occhi per far rientrare il suo interlocutore nei confini della discrezione.