Il Coppa si affrettò a soggiungere:

— Se tu sapessi quanto è buono, gli vorresti anche più bene. Ha poi un talento.... ha poi un cuore.... ha poi una memoria....

Che cosa non aveva quel giorno il povero Desiderio? Aveva ogni ben di Dio, salvo uno: la ricchezza; ma a questa penserebbe lui, proprio lui, perchè non vi era dubbio che un giorno, lui, proprio lui, il Coppa, diventerebbe milionario.... e allora?

Non finirono qui le confidenze che il fanciullo fece all’innamorata dell’amico; senza avvedersene, come qualche volta accade, per parlare di Desiderio era costretto a dire delle proprie aspirazioni, dei proprii sogni, dei proprii disegni d’avvenire; ma quando si accorgeva d’aver perduto il filo, lo ripigliava bruscamente dimostrando in modo repentino una nuova virtù dell’amico.

Così la piccola Speranza seppe del giuramento che legava i due Desiderii per la vita e per la morte, della cerimonia del sangue e perfino del piccolo Giulio, che era morto per tornare con la mamma.

Allo spirare dell’ora del parlatorio, il Coppa, che aveva già preparato ogni cosa con la zia, disse alla fanciulla che la domenica successiva avrebbe visto e parlato a Desiderio....

Speranza non osava domandar come, ma interrogava con gli occhi, e questi occhi erano così grandi e venivano così bene incontro alla gente quando interrogavano a quel modo, che il fanciullo fu costretto a guardare di qua e di là, per cercare un’innamorata. Ahi! in tutte quelle donne giovani o vecchie, che distribuivano baci agli orfanelli, non ve n’era una, il cui bacio potesse valere più dei baci appaiati che gli dava la zia nell’andarsene, e nemmeno più d’un bacio spaiato.

E forse il Coppa cominciava a pensare che avrebbe baciato volontieri l’innamorata del suo grande amico, senza metterci malizia.

Ma un altro amplesso lo distrasse, e gli troncò a mezzo il pensiero — era la zia che aveva intascata la calza e gli piombava addosso col suo paio di baci regolamentari.

La piccola Speranza già perduta in mezzo alla folla si voltava verso i vetri della finestra, dove si vedeva ancora la traccia di due labbra, la punta schiacciata d’un nasino e qualche altra parte di una faccetta, i cui contorni si smarrivano come nella nebbia.