Dacchè egli era al mondo, aveva voluto bene soltanto a suo padre, un buon uomo, che lavorava troppo, digiunava troppo, e lo picchiava troppo; alla moglie d’un colonnello che non si era nemmeno accorta di lui, a una donna dipinta ed ora a Desiderio. Avrebbe amato ancora volontieri qualcuno o qualcuna perchè tutto l’affetto che non aveva potuto spendere gli faceva nodo nel cuore. Gli pareva di doversi precipitare verso i due smemorati, i quali non badavano più a lui, e dire... che cosa? che voleva essere il servo del loro amore, e che gli ordinassero subito di fare qualche grossa pazzia, e poi lo pizzicassero a sangue, o accarezzassero la sua testa matta.
Eccoli là, soli, poveri, dimenticati; e lui del pari, ma più solo e più dimenticato, s’immaginava di proteggerli con lo sguardo e aveva un sentimento di tenerezza quasi materna nel ripetere a sè stesso che egli voleva essere qualche cosa per la loro felicità.
Subito dopo si adirava della loro indifferenza per lui; voleva tenere il broncio a Desiderio, e intanto si provava a non degnare nemmeno d’una occhiata quella biondina — ma quando il suo sguardo aveva ramingato un poco nello stanzone nero, ritornava ai due piccoli innamorati. Seduti l’uno vicino all’altro sopra una panca, protetti dalla loro età, essi potevano discorrere come vecchi amici senza che nessuno desse loro noia. Avevano l’aria di dirsi le cose più indifferenti, e perfino la madre di Speranza, che si voltava ogni tanto a ricercare la sua figliuola, non entrava in sospetto di nulla.
Quel giorno l’ora del parlatorio parve lunga al povero Coppa, sebbene avesse sentito una compiacenza malsana nello scoprire che egli era grandemente infelice.
Violando per la prima volta un giuramento fatto per la vita e per la morte, il Coppa non disse nulla al suo grande amico; e per tutto il resto di quel giorno sentì crescere la propria infelicità, nella lotta tra il bisogno di confidarsi e un nuovo sentimento, come di vendetta, che gli consigliava di serbare tutto il dolore per sè solo. Anche la notte, quando fu entrato nel suo letto, egli ebbe la forza di augurare buon riposo a Desiderio e di soggiungere che aveva un gran sonno per troncare in bocca all’amico le espansioni della felicità, e per essere lasciato solo con il suo dolore sconosciuto.
Per solito essi aspettavano che il sonno fosse sceso sui letticciuoli più vicini per incominciare poi sottovoce una conversazione, che aveva il sapore del frutto proibito.
Peccato che il Coppa avesse tanto sonno, mentre Desiderio non poteva chiuder occhio! Purè il Coppa non russava ancora, e Desiderio si provò a tentarlo chiedendo con un filo di voce:
— Dormi?
Il Coppa aveva gli occhi aperti, non rispose.
Era una cattiveria, e pure ci trovava gusto.