— Dormi? ripetè il piccino.

Sì, era una crudeltà, il non rispondere, ma gli piaceva che tutte le voci della propria coscienza gridassero insieme: cattivo, cattivo, cattivo!

Quando Desiderio tacque e si voltò sull’altro fianco invocando un sonno che gli ripresentasse le vaghe immagini della veglia, il povero Coppa sentì tutta la propria miseria, e pianse, senza sapere perchè.

Quel pianto gli fece bene; gli sembrò di vedere attraverso le lagrime il cadaverino del piccolo Giulio di cui occupava il letto, e s’immaginò d’essere morente anch’egli e di avere al capezzale Desiderio e la sua piccola innamorata, e dir loro prima di chiudere gli occhi per sempre: “siate felici!„ E lo disse veramente “siate felici!„ perchè Desiderio, il quale non dormiva ancora e da un poco s’era accorto che l’amico suo faceva uno strano sogno, si voltò di botto e disse: Coppa? che cosa hai?

— Ho fatto un cattivo sogno, rispose il fanciullo lottando con le ultime riluttanze. Ma subito soggiunse tutta la verità, o almeno quella che a lui pareva tutta la verità, cioè che quel giorno si era sentito solo, e che gli sembrava di essere stato infelicissimo.

Desiderio non capì gran che, e pure con la massima sincerità disse che anche lui, qualche volta, provava qualche cosa di simile... ma che poi passava... “Bisogna dormire, consigliò, e domandare al cielo un bel sogno...„

— Hai provato a ripetere la preghiera?

Il Coppa non aveva provato, non avrebbe nemmeno potuto provare perchè non la sapeva.

— Io la so tutta, disse Desiderio; qualche volta quando non posso dormire la ripeto mentalmente, e sento che mi fa bene. Mi sembra perfino che dicendola sottovoce sia ancora più bella... Senti.

E con un bisbiglio che pareva una carezza, cominciò: